Esolune: Il triste destino delle lune dei giganti

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Esolune: Il triste destino delle lune dei giganti

Esolune: Il triste destino delle lune dei giganti

Un nuovo studio coordinato dalla Cornell University analizza i satelliti che orbitano attorno agli esopianeti giganti e le cause che spesso portano alla loro distruzione.



Sentiamo spesso parlare degli esopianeti, i mondi lontani che danzano oltre il nostro Sistema Solare a distanze più o meno vertiginose da noi. Il loro studio è fondamentale per l’esplorazione del cosmo, nella speranza di scovare una ‘Terra gemella’ potenzialmente abitabile. Ma cosa sappiamo dei satelliti che orbitano attorno a questi pianeti distanti? Le cosiddette esolune sono meno studiate dei loro corrispettivi planetari, ma non per questo sono meno importanti.

Ora un nuovo studio coordinato dalla Cornell University suggerisce che l’interazione tra i pianeti ha una forte influenza sui satelliti nelle vicinanze – in particolare quelli che ruotano attorno agli esopianeti giganti.

I risultati, pubblicati su Astrophysical Journal, mostrano che la maggioranza delle esolune di questi colossi planetari – dall’80 al 90 per cento – viene fortemente destabilizza dalle forze esistenti tra un mondo e l’altro. Così tanto da non riuscire a ‘resistere’ nella loro posizione originaria, e questo le porta spesso alla distruzione.

Il loro destino va dalla collisione con la stella o il pianeta madre, fino alla diretta espulsione dal sistema planetario.

Le esolune più fortunate sono quelle con l’orbita più ravvicinata al loro pianeta: ad esempio, spiegano gli autori, le lune con orbite simili ai satelliti galileiani di Giove. Per loro le chance di sopravvivenza sono più elevate, ma non è una grande consolazione: le percentuali vanno dal 20 al 40 per cento.

Questo studio getta dunque una nuova luce sul destino delle lune degli esopianeti giganti, e lascia pensare che molti dei grandi mondi solitari un tempo erano accompagnati da satelliti ormai scomparsi.

Fonte: globalscience.globalist.it – Autore Giulia Bonelli
Fonte IGM: trustmyscience.com
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