Jiram ci mostra le immagini di un Giove mai visto

Watson a bordo della Iss per studiare lo stress degli astronauti
Watson a bordo della Iss per studiare lo stress degli astronauti
07/03/2018
Il rapimento di Miriam Delicado
Il rapimento di Miriam Delicado
09/03/2018

Jiram ci mostra le immagini di un Giove mai visto

Jiram ci mostra le immagini di un Giove mai visto

Jiram ci mostra le immagini di un Giove mai visto
Giove è scosso da venti che soffiano fino a 360 chilometri all’ora che si spingono alla profondità di circa 3.000 chilometri sotto il livello delle nubi del gigante gassoso. Ma non solo. Ai suoi poli, come in un coreografico balletto, si muovono gruppi ben ordinati di enormi cicloni grandi migliaia di chilometri.

Jiram

A svelare i nuovi ‘misteri’ del gigante gassoso, il pianeta più grande del Sistema solare, è stata la sonda della Nasa Juno e i risultati sono frutto di ricerche che contano un importante contributo di scienziati italiani pubblicate in diversi studi su Nature.

Stando alla ricerca, coordinata per la Sapienza da Luciano Iess, le nuove misurazioni della gravità del pianeta, ottenute da Juno, rivelano la profondità di penetrazione dei venti sotto il livello delle nubi. E la scoperta permetterà di far luce sulla circolazione atmosferica e sulla struttura interna del gigante gassoso. “Le misure assai precise della sonda Juno – spiega Iess – sono state rese possibili grazie a uno strumento di grandissima precisione che garantisce il collegamento radio con la sonda. Il Ka-band Translator (KaT) è stato realizzato da Thales Alenia Space Italia con il contributo dei ricercatori di Sapienza, e finanziato dell’Agenzia Spaziale Italiana“. Ma un’altra straordinaria scoperta arriva da un diverso team di scienziati italiani.

Sempre gli strumenti a bordo di Juno hanno invece ‘visto’ cicloni grandi migliaia di chilometri che piroettano nell’atmosfera attorno ai poli di Giove, pianeta gigante con un raggio di circa 70.000 chilometri, 11 volte quello terrestre, e che ha una composizione molto simile a quella del Sole, in larga parte idrogeno ed elio.

A scoprire i mega cicloni è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Alberto Adriani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, a cui hanno partecipato altri colleghi dell’Ina, del Cnr e dell’Agenzia Spaziale Italiana, grazie all’analisi delle immagini raccolte dallo strumento Jiram-Jovian InfraRed Auroral Mapper, a bordo della sonda Juno.

“Con le accuratissime riprese nell’infrarosso inviateci da Jiram abbiamo scoperto, per la prima volta, la complessa danza dei vortici atmosferici in prossimità del polo nord e del polo sud di Giove” commenta Adriani, responsabile scientifico di Jiram e primo autore dell’articolo appena pubblicato sulla rivista Nature che descrive la scoperta.

“In particolare, esistono due cicloni che stazionano in corrispondenza di ciascun polo, circondati da strutture vorticose che fanno loro da corona” spiega.

In prossimità del ciclone sul polo nord, spiega il team italiano, stazionano altri otto cicloni di uguali dimensioni, mentre cinque sono quelli dislocati intorno al ciclone situato sopra il polo sud. Le dimensioni di questi cicloni sono enormi, paragonabili a quelle del raggio del nostro pianeta: al nord possono raggiungere un diametro di 4 mila chilometri e al sud addirittura superare i 6 mila chilometri da un estremo all’altro. Anche le velocità dei venti all’interno di queste strutture atmosferiche sono notevoli e oscillano tra i 150 e i 350 chilometri orari.

“Nelle osservazioni ripetute, compiute in questi mesi da Jiram, abbiamo notato una sostanziale stabilità della configurazione dei vortici polari su Giove, tanto stabile da bloccare il movimento di quelle strutture cicloniche che si formano a latitudini più basse e tentano di muoversi verso i poli” aggiunge Adriani.

Mai prima d’ora, assicurano gli scienziati, era stato possibile osservare le regioni polari del pianeta più grande del Sistema solare. La sonda Juno è riuscita in questo compito grazie al suo inserimento in un’orbita polare attorno a Giove e agli avanzati strumenti scientifici che porta a bordo, tra cui Jiram, una sorta di “macchina fotografica” nell’infrarosso in grado di osservare sia le emissioni aurorali che quelle termiche del pianeta.

Fonte: adnkronos.com
Fonte IGM: jpl.nasa.gov
Può interessarti anche: Uragano su Giove nuove misure rivelano che si sta esaurendo

Inline
Seguici anche su Facebook!
il tuo contributo è importante
Inline
Seguici anche su Facebook!
il tuo contributo è importante